Dieci minuti prima del fischio: il riscaldamento che i giocatori del sabato non possono saltare
Photo: PattayaPatrol, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Conoscete la scena: arrivate di corsa all'impianto, cinque minuti in ritardo, vi cambiate in spogliatoio a velocità record e quando il campo è libero vi gettate direttamente nella partita. Funziona, fino a quando una volta non funziona: una classica distrazione al polpaccio o uno scatto bruciato all'inguine che vi terrà fuori dal campo per un mese.
La buona notizia è che non servono quaranta minuti di preparazione da atleta olimpico. Bastano dieci, fatti bene, e il rischio di infortunio si riduce in modo sensibile. Vediamo come.
Perché il riscaldamento conta davvero (anche per gli amatori)
Chi gioca due o tre volte a settimana ha un corpo che passa la maggior parte del tempo alla scrivania, in auto o sul divano. Passare da quello stato a scatti, cambi di direzione e salti improvvisi è come accendere il motore di una macchina ferma da giorni e schiacciare l'acceleratore: qualcosa prima o poi si rompe.
Il riscaldamento dinamico fa tre cose concrete: porta il sangue verso muscoli e articolazioni, aumenta la temperatura corporea e prepara il sistema nervoso ai movimenti specifici dello sport che state per giocare. Non è filosofia da spogliatoio, è fisiologia di base.
I dieci minuti, esercizio per esercizio
Organizzate la routine in tre blocchi: attivazione generale, mobilità, lavoro specifico. Ogni esercizio dura da 45 secondi a un minuto.
Minuti 1-3: svegliare il corpo
- Camminata o corsa leggera sul posto: partite lenti, salite gradualmente di ritmo. Serve solo a far girare il sangue.
- Skipping leggero: passi piccoli e veloci, braccia rilassate. Non serve la tecnica perfetta, serve il movimento.
- Jumping jack a ritmo moderato: dieci o quindicine, senza esagerare.
Minuti 4-7: mobilità articolare
- Rotazioni delle anche: mani sui fianchi, cerchi ampi in una direzione e poi nell'altra. Fondamentale per chi cambia direzione.
- Aperture e chiusure di braccia: portate le braccia in avanti incrociandole sul petto, poi apritele in fuori. La spalla ringrazia, soprattutto in pallavolo e padel.
- Polpacci e caviglie: alzatevi sulle punte e scendete lentamente, poi qualche cerchio con la caviglia. La caviglia è l'articolazione più trascurata e più maltrattata nei campi sintetici.
- Affondi camminati: dieci passi per gamba, ginocchio posteriore che scende verso terra senza toccarla.
Minuti 8-10: parlare la lingua del vostro sport
- Scatti progressivi: tre o quattro accelerazioni di dieci metri, partendo dal 50% e arrivando all'80% della velocità.
- Cambi di direzione: due o tre corse brevi con una sterzata netta a metà. Questo è il momento che prepara davvero il ginocchio alla partita.
- Tocchi di palla: se avete una palla a portata di mano, palleggi o passaggi leggeri chiudono il cerchio e scaricano la testa.
Il mito da sfatare: allungare prima di giocare
Lo diciamo senza mezzi termini: allungamento statico prolungato prima della partita non fa quello che credevamo. Per anni tutti, nei campi di tutta Italia, si vedeva la scena delle gambe tese e il naso sulle punte prima del fischio d'inizio.
Le ricerche degli ultimi anni hanno mostrato che tenere una posizione di allungamento per più di trenta secondi prima dell'attività può ridurre temporaneamente forza esplosiva e reattività, esattamente le qualità che servono in campo. L'allungamento statico ha senso, ma dopo la partita o in una sessione separata, per lavorare sulla flessibilità nel lungo periodo.
Prima di giocare si muove, non si resta fermi in una posizione. Le differenze tra il riscaldamento dinamico e quello statico sono semplici: il primo prepara, il secondo rilassa. E rilassarsi è l'ultima cosa che serve a un corpo che sta per saltare su una palla corta.
Come rendere la routine un'abitudine
Il problema, in fondo, non è sapere cosa fare: è farlo tutte le volte. Alcuni trucchi che funzionano:
- Agganciate il riscaldamento a un momento fisso: appena finite di cambiarvi, prima ancora di guardare il campo.
- Fate lo stesso ordine ogni volta: la ripetizione rende la routine automatica, e dopo poche settimane vi sembrerà strano saltarla.
- Fatevi compagnia: il riscaldamento in gruppo si fa prima e con più voglia. Anche solo alternarsi nell'aprire gli esercizi basta.
- Sbarazzitevi del perfezionismo: se un giorno avete solo cinque minuti, fate la metà della routine. Cinque minuti battono zero, sempre.
Un'ultima cosa: anche il ritorno al campo conta
La partita finisce, ma il corpo non lo sa. Cinque minuti di camminata leggera e qualche allungamento statico a fine partita aiutano il recupero e riducono la rigidità del giorno dopo, quella che in gergo chiamiamo mal di gambe da allenamento. E il giorno dopo, se giocate di nuovo, ritroverete un corpo più collaborativo.
Dieci minuti prima, cinque dopo. È tutto quello che serve per giocare di più e stare fermi di meno. Il vostro polpaccio, fidatevi, vi ringrazierà.